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VENA
12/11/2015 - 16/01/2016
dal lunedì al sabato dalle 16:00 alle 20:00
La Galleria resterà chiusa 23/24/25 Dicembre 2015 e 1 Gennaio 2016
Apertura straordinaria: su prenotazione: +39 339 71 89 570 (Marco)


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Teké Gallery ospita una mostra personale di questo artista che, oltre a realizzare due opere su muro nella galleria e una in esterna al Laboratorio Ponte di Ferro, presenterà una serie di illustrazioni, installazioni, sculture, tutte collegate a questo sentimento di disgregazione che anima la vita dei nostri giorni.

Questo sentimento emerge in maniera prepotente nelle illustrazioni, dove volti umani si disintegrano in pezzi sempre più piccoli, rendendo quasi irriconoscibile la persona raffigurata che sparisce in maniera frattale nel bianco del foglio di carta, nei wallpainting, dove i personaggi raffigurati si deformano a tal punto da perdere completamente i connotati, disgregandosi e perdendo tutta la loro umanità che percepiamo solo dai vestiti che rimangono attaccati a queste grottesche figure, disegnate con neri violenti e graffianti, pieni di inquietudine ma senza più identità.

Anche nei volti delle sculture presenti l’identità si scioglie trasformando le facce in solidi geometrici che si allungano, in una fragilità che si assottiglia fino a quasi sparire, in un bianco volutamente lucido e chiassoso, a volte sporcato da delle colate in oro, unico segno distintivo di volti inespressivi e allungati all’esasperazione in una smorfia di impassibilità, tutti uguali, replicanti, pronti a essere riprodotti all’infinito ma senza mai riuscire a trovare una vera identità.

L’unica scultura che completamente si dissocia da questo mondo distorto, realizzata in marmo bianco di Carrara, è un ingrandimento di un precedente lavoro fatto da Centina su legno raffigurante il teschio di una civetta. Quando gli ho chiesto come mai avesse deciso di realizzare questa scultura, la sua prima risposta è stata “Mi piace collezionare teschi di animali” ed è proprio per questo motivo che in questa scultura vedo un messaggio fortemente contrapposto a tutto il resto della mostra, un ritorno alla rappresentazione pura di qualcosa che non c’è più.

Come la fabbrica abbandonata, scheletro del passato, diventa mezzo per comunicare uno stato di malessere attuale; il marmo, immutato nei secoli, diventa mezzo per parlare di qualcosa di reale, naturale, non corrotto dalla natura umana e che nella rappresentazione della sua morte rimarrà fisso in eterno, scolpito nel marmo mentre le fabbriche a poco a poco crolleranno e di loro non rimarrà più nulla.

Marco Pedri
Tekè Gallery is hosting a solo exhibition of this artist who, in addition to create two works on the wall of the gallery and an external one in the Ponte di Ferro laboratory, will present a series of drawings, installations, sculptures, all connected to this feeling of disintegration that animates the reality of our days.

This feeling emerges in the illustrations, where human faces disintegrate into smaller and smaller pieces, making almost unrecognizable the person depicted disappearing in a fractal in the white of the paper, in the wallpainting, where the characters depicted are deformed to the point to completely lose the connotations, disintegrating and losing all their humanity we perceive only the clothes that remain attached to these grotesque figures, drawn with blacks and violent scratching, full of concern but without identity.

Even in the faces of the sculptures the identity melts, transforming the faces in geometric solids that stretch, a fragility that tapers to almost disappear, in a deliberately glossy white and boisterous, sometimes soiled by the cast in gold, unique hallmark of expressionless faces and elongated in a grimace of exasperation impassivity, all the same, replicating, ready to be played endlessly without ever being able to find a true identity.

The only sculpture that completely dissociates itself from this distorted world, made of white Carrara marble, is an enlargement of a previous work done by Centina on wood depicting the skull of an owl. When I asked him why he decided to make this sculpture, his first answer was “I like to collect skulls of animals” and it is precisely for this reason that in this sculpture I see a message strongly opposed to the rest of the exhibition, a return to the pure representation of something that no longer exists.

As the abandoned factory, skeleton of the past, becomes a means of communicating unwellness today; marble, unchanged for centuries, becomes a means to talk about something real, natural, untainted by human nature, and that in the representation of his death will remain fixed forever, carved in marble, while the factories gradually crumble and nothing will remain of them.

Marco Pedri



 
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