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Storyless
27/06/2014 - 31/08/2014
dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19
Apertura straordinaria: ven sab e dom dalle 19 alle 24


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Storyless

Una zampa di gallina, due gocce di Chanel N°5, due piedi crocefissi, un elmetto, marmo bianco Carrara, rosa Portogallo, giallo Siena. Pezzi scartati e abbandonati da altri che, recuperati dall’artista, diventano piccole perle di poesia. 
Sommessa e preziosa, delicata come un fiore, ma graffiante come un giro di chitarra elettrica, l’espressività di Corrado Marchese, scultore padovano di nascita e carrarese per amore della materia, si svela attraverso una selezione di lavori che appartengono alla stessa ricerca. 
La pietra si attorciglia in racemi che avviluppano ossa e candele. Rimandano al tempo che passa sulle macerie, mentre i piedi sono ancorati alla vita terrena ed i fiori sbocciano in segno di rinascita. 

La tecnica di Corrado Marchese ha voluti riferimenti alla scultura classica, rinascimentale e barocca, ma nel contempo un legame con la musica punk rock dalla quale l’artista eredita piglio ribelle, tono critico, impegno sociale. Dall’omonimo testo musicale scritto dall’artista nasce “Runaway”, che allude alla condizione dei giovani in Italia, resi metonimicamente con un piede di uomo ed uno di donna; dalle note degli Stiff Little Fingers nasce “Tin Soldier”: bambini soldato morti prematuramente e ricordati con un elmetto da cui fuoriescono i gigli nella loro purezza. 

Senza retorica, i riferimenti ai grandi del passato sono imprescindibili per la nascita di un linguaggio innovativo e lontano dal coro delle tendenze espressive contemporanee. Coi maestri Corrado ha aperto un dialogo vivo, ricalcando orme antiche in maniera originale e personale. Da Michelangelo il lavorare per via di levare liberando la forma dal blocco, da Donatello la riscoperta del mondo classico in chiave dionisiaca, da Bernini la leggerezza, da Canova la delicatezza. Tra gli scultori del Novecento che hanno gravitato nel territorio apuano è evidente la lezione di Novello Finotti che torna in modo deciso in “Les Fleurs du Mal”, distillato della voluttà femminile: 2 Rose, 17 Orchidee, 8 Peperoncini, 2 Piedi, 2 Gocce di Chanel n.5. La scelta del marmo gioca sempre un ruolo chiave nella produzione di Corrado, evidente più che mai in quest’opera in cui il colore rosa della femminilità si coniuga ora nei fiori, ora nei piedi, in un intreccio delicato, carnale, sensuale. Altro grande riferimento è il New Dada di Robert Rauschenberg che ispira una scultura come “San Sebastiano”. 
Quando Corrado tratta altri materiali rispetto al marmo la sua libertà d’azione cambia radicalmente. Ecco che un tronco trovato passeggiando nel bosco diventa un omaggio a San Sebastiano, militare martire della cristianità. I riferimenti a fatti di cronaca contemporanea si sublimano nell’eleganza di questo eroe qua restituito con aspetto donchisciottesco. 

Forse il lavoro che più di tutti si discosta dalla produzione raffinatissima a cui Corrado ci ha abituati, ma che più di tutti contiene queste categorie diametralmente opposte del suo fare arte, la musica punk e la dolcezza della poesia, è proprio “Story of My Life” (da un brano dei Social Distortion). Una chitarra degli anni ’60, il calco di piedi femminili in gesso, ossa sparse che fuoriescono da un cassetto, fumetti che ricoprono il mobile sul cui ripiano si sdraia una bottiglia di brandy. Risultato di linguaggi diversi messi insieme quasi per costrizione, come già dichiarato nel titolo, l’opera contiene in nuce tutta la confusione quotidiana che spinge un artista a sentire l’urgenza di buttare fuori, talvolta anche violentemente. 
“Angel Swing”, in marmo Calacatta, fa pensare ad una annunciazione, resa nell’abbraccio tra due movimenti, quello ascensionale delle ali divine e quello verso il basso delle braccia umane. 

“Bad Luck”, ancora dalle note dei Social Distortion, è il lavoro più recente ed anche il più complesso, nella sovrapposizione di elementi simbolici come la zampa di gallina (superstizione), i giacinti e i crisantemi (vita e morte), la candela del tempo che si consuma sopra tutto, il piede femminile che cerca un punto d’appoggio ma sta per inciampare con il dito allungato eccessivamente fino a diventare volutamente difetto. 
La più evidente peculiarità di questo lavoro è la leggerezza, poi la raffinatezza e quindi la tensione verso l’alto. Le forme aperte del barocco, la preziosità del rococò, la simbologia rinascimentale dei contenuti. 

Nonostante questi chiari riferimenti, le opere di Corrado Marchese hanno autonomia propria. Sembra rinnovarsi con questo artista una magia che in molti casi l’arte contemporanea ha perso. La ribellione e la critica dei contenuti sono sublimate dalla poesia. La forma è, prima di ogni messaggio concettuale, magnetica e pungente. Si può tornare a parlare kantianamente di “bello”?

Carrara, 14 Maggio - 2014 Federica Forti


Storyless

A chicken’s foot, 2 drops of Chanel N°5, two crucified feet, a helmet, white Carrara, pink Portuguese, yellow Siena marble. Objects cast aside by others, abandoned, which once retrieved by the artist become small poetic gems. 
Subdued and exquisite, as delicate as a newly bloomed flower, yet simultaneously edgy like the riff of an electric guitar, the expressiveness of sculptor Corrado Marchese – born in Padoa, but elected to Carrara for love of the material – is revealed through a selection of pieces pertaining to this very pursuit. 
Stone winds into coils enveloping bones and candles – a symbol of time washing over ruins, while our feet stay anchored to the ground, and flowers bloom, rebirthing. 

Corrado’s technique intentionally refers to classical, Renaissance and Baroque sculpture, while also drawing from punk rock music, from which the artist has inherited his rebellious attitude, critical tone and social commitment. “Runaway”, named for a musical piece written by the artist, reflects upon the condition of young people in Italy, represented metonymically by a male and female foot. “Tin Soldier” was inspired by the notes of the Stiff Little Fingers: child soldiers dead before their time, remembered with a helmet from which lilies bloom into all their purity. 

Rhetoric aside, referring to great examples of the past is essential to creating an innovative language for expression, far from the chorus of contemporary trends. Corrado has opened a vibrant dialogue with masters from the past, retracing ancient footsteps with originality and individuality. From Michelangelo his method of extracting form from blocks of matter, from Donatello the Dionysian rediscovery of the Classical world, from Bernini his levity, his delicacy from Canova. Among 20th century sculptors who gravitated around the Apuan territory, the example of Novello Finotti is evident, recurring accurately in “Les Fleurs du Mal”, distilled through female sensuality: 2 Roses, 17 Orchides, 8 Peppers, 2 Feet, 2 Drops of Chanel n.5. The choice of marble always plays a key role in Corrado’s works, as is more evident than ever in this piece in which the pink colour of femininity emerges from feet and flowers, in a delicate, sensual, carnal bind. Another important reference is to Robert Rauschenberg’s New Dada, from which a work such as “San Sebastiano” draws. 
When approaching materials different from marble, Corrado’s freedom of action changes radically. Thus, a tree trunk found while walking in the woods pays homage to the military martyr of Christianity. References made to current news events are sublimated in the elegance of this quixotic hero. 

Perhaps furthest from the refined production Corrado has visually accustomed us to, but which most embraces categories so diametrically opposed to his craft – punk rock music, and the gentleness of poetry – is his piece “Story of My Life” (named for a track by Social Distortion). A 60s-era guitar, a plaster cast of a woman’s feet, scattered bones jutting from an open drawer, comic strips covering the piece of furniture on which rests a bottle of whisky. The result of a mixture of different expressive languages almost forcibly combined, as declared in the very title, this piece contains a synthesis of the daily chaos which forces something out of the artist, at times violently. 
“Angel Swing”, in Calacatta marble, brings to mind the Annunciation, recalled by the embrace of two movements: the ascending rise of divine wings, the descending fall of human arms.

“Bad Luck”, once again to the notes of Social Distortion, is the artist’s most recent and most complex piece in its superimposition of symbolic elements, such as chicken’s feet (superstition), hyacinths and chrysanthemums (life and death), the candle of time flickering to an end above the rest, the female foot searching for its bearing, though faltering to the point of tripping, its toe excessively elongated into an intentional flaw. 
The most evident peculiarity of this piece is its levity, followed by its refinement and thus its upward tension. The Baroque open curves, the elegance of Rococo, the Renaissance symbolism of its contents. 

Despite such clear references, the works of Corrado Marchese have their own autonomy. A sort of magic, which so often eludes contemporary art, seems to spring forth from his production. The artist’s rebellion and critical content are sublimated through poetry. Prior to any conceptual message, his shapes are magnetic and striking. May we once again speak of “beauty” in Kantian terms?

Carrara, may 14th - 2014 Federica Forti



 
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