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Misdirection e altri ricami
02/12/2017 - 16/12/2017
dal lunedì al sabato dalle 15:00 alle 19:00
Apertura straordinaria: su prenotazione: +39 339 71 89 570 (Marco)


Appassionata e collezionista di giocattoli e toys, per Lucia Biagi è stato naturale iniziare a crearne di suoi, proprio come è successo sin da quando era una ragazzina fervida lettrice di fumetti, che cominciò a volerne scrivere e disegnare di propri. Mischiando realtà e fantasia. Rendendo concreto ciò che è frutto d’immaginazione. Tramutando la realtà in opere di finzione. Mostruose creature, che nella nuova veste del ricamo o nel loro essere di pezza, diventano adorabili compagnie; storie tratte dalla realtà reinventate per mezzo del fumetto; oggetti reali di uso quotidiano, che con la tecnica giapponese dell’amigurumi, sono trasformati in morbide riproduzioni. Se all’inizio erano solo mostri dalle forme tenere, negli ultimi due anni l’autrice si è voluta distaccare dall'immaginario classico giapponese e ha voluto riutilizzare la tecnica dell’amigurumi per creare qualcosa di diverso, oggetti più legati alla nostra tradizione occidentale moderna, come la macchina da scrivere. La Olivetti Lettera 32 era l’esemplare perfetto; presenza costante del nostro immaginario classico; oggetto che ha fatto parte del quotidiano della passata generazione, quella dei nostri genitori e, prima ancora, dei nostri nonni; lo abbiamo avuto sotto i nostri occhi da bambini catturando sempre la nostra curiosità che ci ha spinto a “giocarci”. Uno strumento che oggi potrà essere un cult da collezione, mantenendo la sua funzione primaria, e che Biagi lo ha però trasformato in oggetto di design donandogli nuovo senso.
Nel fumetto l’autrice ha operato la medesima scelta di contenuto, allontanandosi da quel immaginario intimo e giocoso degli inizi, dall’approccio autobiografico sia nella narrazione che nel disegno, per dare voce a storie di finzione che prendono però avvio dalla realtà. Come infatti mostrano le tavole originali, tratte dalla sua ultima pubblicazione, a confronto con quelle delle prime produzioni (“Dinosauri” per l’antologia “Amenità” 2011), la caratterizzazione dei personaggi, mantiene un tratto grafico chiaro e pulito del colore nero. Uno stile semplice, che lascia spazio a pochi elementi descrittivi se non quelli necessari, tutto in funzione della trama narrativa, a cui dà risalto, che non ha più carattere autobiografico. La differenza sta nell’uso della palette cromatica, che se nei primi fumetti, autoprodotti e non, rispetta un ordine realistico rispetto alla storia narrata, negli ultimi due è giocata su una bicromia che non fa fede al reale ma esprime lo stato psico-emotivo dei personaggi. Giovani ragazze comuni, che affrontano esperienze ipoteticamente reali. Biagi costruisce situazioni in cui le ragazze di oggi possono davvero ritrovarsi ad affrontare, dotandole di coraggio e capacità di scelta che le porteranno a superare le difficoltà, a conoscere meglio sé stesse e a diventare piccole donne esorcizzando i propri piccoli e grandi “mostri”.
Tutto il lavoro di Lucia Biagi, in arte Whena, è un elogio alla semplicità con cui il suo immaginario riesce a dialogare e mettere in comunicazione ambiti artigianali ed artistici diversi contaminandosi reciprocamente. Ciò che nasce sulla carta diviene pupazzo, oggetto di design e viceversa. Diversi tipi di realtà di finzione con cui l’autrice riesce a rendere concreta la sua immaginazione, che tiene un piede nella scarpa da adulta e l’altro in quella da adolescente, entrambi ben saldi sul piano del reale quotidiano per viverlo appieno, non facendosene sfuggire nessuna sfumatura. Il suo lavoro dimostra che è ancora possibile, senza essere scontati, raccontare la nostra immaginazione e materializzarla nella realtà sperimentando diversi tipi di arte, guardando il mondo con occhi consapevoli di ciò che sta fuori e ciò che sta dentro di noi e restituirlo con spontanea onestà.
Passionate and a collector of toys and art toys, it was natural for Lucia Biagi to start creating her own, just as she had been since she was a fervent comic bookwoman who began to write and draw her own, mixing reality and fantasy. Making concrete what is the result of imagination. Turning reality into fictional works. Monstrous creatures, who in the new embroidery or in their bravado, become adorable companies; stories drawn from reality reinvented by cartoon; real everyday objects, which with the Japanese technique of amigurumi, are transformed into soft reproductions. If at the beginning they were only monsters of keeping shapes, in the last two years the author wanted to detach herself from the classic Japanese imagery and wanted to reuse the technique of amigurumi to create something different, objects more related to our modern western tradition, like the typewriter. Olivetti Lettera 32 was the perfect specimen; constant presence of our classic imagery; an object that has been part of our past generation, that of our parents and, first of all, our grandparents; we had it under our eyes as children always capturing our curiosity that pushed us to "play" us. An instrument that today can be a collection cult, retaining its primary function, and that Biagi has, however, transformed into design, giving it a new sense.
In the comic, the author has made the same choice of content, moving away from that intimate and playful imagination of the beginnings, from the autobiographical approach to both the narrative and the drawing, to give voice to fiction stories that, however, start from reality, as shown in the original tables, drawn from her latest release, compared with those of the first productions ("Dinosaurs" for the 2011 "Amenity" anthology) character characterization, maintains a clear and clean graph of black color. A simple style that leaves room to a few descriptive elements, if not the ones needed, all in line with the narrative plot, to which it emphasizes, which no longer has autobiographical character. The difference is in the use of the chromatic palette, which if in the first comics, self-produced and not, respects a realistic order with respect to the narrative story, the last two are played on a dual tone that is not connected to reality but expresses the psycho-emotional state of the characters. Young common girls, who face hypothetically real experiences. Biagi builds up situations in which today's girls can really face themselves, giving them courage and choice skills that will lead them to overcome difficulties, become better acquainted with themselves and become small women by exorcising their small and big "monsters."
All the work of Lucia Biagi, a.k.a. Whena, is a praise to the simplicity with which her imaginary manages to communicate in different artisan and artistic spheres contaminating each other. What is born on paper becomes a puppet, the object of design and vice versa. Different kinds of fictional reality with which the author manages to make his imagination concrete, which holds a foot in the adult shoe and the other in the adolescent one, both firmly on the actual daily to live it completely, not doing it avoid any nuances. His work proves that it is still possible, without taking the opportunity, to tell our imagination and materialize it in reality by experimenting with different types of art, looking at the world with conscious eyes of what is out and what is inside us and returning it with spontaneous honesty .



 
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